Cianuro

Regia: Eleonora Mastropietro

Cast: Tonino Lioi, Angelo Palumbo, Antonietta Polichiso

Anno: 2024

Paese: Italia

Durata: 30′

Sinossi: Oppido Lucano, Potenza, metà degli anni ’70. In una Basilicata rurale e arcaica, un gruppo di giovani ascolta, sogna e vive il rock progressivo. In una cantina umida, tra le mura di un paese che sembra fermo nel tempo, provano e sperano di continuare a suonare insieme, magari uscendo dai confini regionali. Unendo osservazione del presente e materiali di archivio, il film ricerca le tracce di una piccola storia, quella del gruppo Cianuro, che con note rock istinto rivoluzionario, ha cercato di dare voce alle aspirazioni di un Sud in tensione tra cambiamento e resistenza.

Recensione: Siamo ad Oppido Lucano, in provincia di Potenza, nella Basilicata rurale degli anni Settanta. In una piccola cantina umida, tra vicoli di un paese che sembra sospeso tra due ere, un gruppo di giovani ascolta, sogna e vive il rock progressivo, sperando di varcare i confini regionali. Sono i Cianuro — nome tagliente, provocatorio, che già da di per sé dichiara una postura di rottura rispetto all’ambiente circostante.
Il film si struttura sull’intreccio tra materiali di archivio e osservazione del presente, con i filmati RAI degli anni Settanta che irrompono nel presente con la loro grana imperfetta, le luci sovraesposte, il loro entusiasmo ingenuo e commovente. Il contrasto con le immagini contemporanee genera inevitabilmente una tensione che è sì visiva ma soprattutto esistenziale: tra chi si era e chi si è diventati, tra la voglia di rivoluzione e la quiete rassegnata dell’oggi.
La regista trasforma il paesaggio e il paese nel perno che unisce le due dimensioni temporali del racconto. Come la stessa autrice ha raccontato durante un incontro nella sede di Sentieri Selvaggi: “Oppido Lucano era un posto che raccontava di sconfitte, non di battaglie tentate. Poi scavando è emersa la loro storia, che mi ha fatto vedere quel posto sotto una luce diversa. È una storia di modernità, libertà e anche di opposizione al sud, ai luoghi interni e rurali intesi solo come tali“. Mastropietro mette in scena il territorio di oggi creando un parallelo con il forte desiderio di modernità proveniente dalla nuova generazione dell’epoca, rifiutando la polverosa retorica del Sud come luogo pittoresco dove recarsi in vacanza.
Quella che resta la scena più forte del film è quella in cui il bassista Tonino recupera il suo strumento da una soffitta disordinata che esprime perfettamente il tempo passato. Tra un vecchio folletto e pile di scatoloni impolverati, il basso riemerge dalla soffitta come qualcosa che non avrebbe dovuto essere lì così a lungo. Tonino lo stringe, lo accarezza, e poi racconta orgoglioso di aver rifiutato un’offerta del bassista di Ligabue, qualcosa che esprime molto bene la sua fedeltà allo strumento. Poi, mentre lo ripone con cura, conclude: “siamo stati fortunati a trovarlo”.
La storia dei Cianuro si fa racconto di una dimensione più ampia: “ogni piccolo paese ha avuto i suoi Cianuro in quegli anni”, come la stessa Mastropietro ha dichiarato. Cianuro parla di tutti quei sogni collettivi che il Sud Italia ha covato nei decenni della sua trasformazione incompiuta, di una generazione che voleva essere contemporanea al mondo mentre il territorio non lo permetteva.

Approfondimenti: Memoria, comunità e cinema del reale
Cianuro si inscrive in una tradizione del documentario italiano che potremmo definire “di prossimità”, in cui i soggetti vengono affrontati e abitati in prima persona e non osservati dall’esterno. È una postura etica prima ancora che estetica che in Italia trova la sua declinazione più autentica nel lavoro di Vittorio De Seta. Banditi a Orgosolo (1961) resta un riferimento imprescindibile per chiunque voglia raccontare le periferie geografiche e culturali del paese senza ridurle a folklore o a documento etnografico. Mastropietro assorbe questa tensione e la porta in un contesto contemporaneo, in cui il documentario non si limita a registrare ma compie un atto esplicito di restituzione: ridare visibilità a chi non ne ha avuta, sottrarre all’oblio ciò che il sistema ha sistematicamente ignorato.
La scelta di Oppido Lucano non è casuale né nostalgica — è politica, nel senso più ampio del termine. La regista stessa ha dichiarato di essere partita da una percezione del territorio come luogo di sconfitte, non di battaglie tentate: è scavando in quella materia umana e geografica che ha trovato la storia dei Cianuro, capace di rovesciare quella percezione e restituire al paese una dimensione di modernità e desiderio. Il documentario diventa così strumento di riparazione simbolica, un gesto cinematografico che ha anche una funzione civile: ricordare che la cultura non è mai stato appannaggio esclusivo dei centri, e che i margini hanno sempre prodotto forme proprie di resistenza e immaginazione.

Il rock progressivo come utopia meridionale
Negli anni Settanta, il rock progressivo italiano fu uno dei fenomeni culturali più vivaci e contraddittori del paese. Gruppi come PFM, Area e Banco del Mutuo Soccorso costruirono un immaginario sonoro che ambiva all’universalità proprio a partire da radici locali, intrecciando avanguardia colta, psichedelia anglosassone e tradizione popolare in un ibrido originalissimo. Che questo fermento raggiungesse anche la Basilicata rurale di Oppido Lucano, generando un gruppo come i Cianuro, dice qualcosa di importante sulla permeabilità culturale del Sud di quegli anni — un Sud che la narrazione dominante tende ancora oggi a rappresentare come passivo e subalterno, ma che al contrario elaborava, traduceva e reinterpretava le correnti del proprio tempo con piena consapevolezza.
Il rock dei Cianuro era dunque anche un atto di appartenenza al mondo: un rifiuto dell’isolamento geografico come destino, una risposta sonora alla modernità che bussava anche alle porte dei piccoli centri lucani. Suonare prog in una cantina di Oppido Lucano negli anni Settanta non era un’imitazione provinciale di qualcosa che accadeva altrove — era un gesto di autodeterminazione culturale, la rivendicazione del diritto a esistere dentro la contemporaneità. Mastropietro restituisce questa dimensione con discrezione e rigore, senza sovraccarichi didattici, lasciando che siano le musiche, i volti e i silenzi a portare il peso di ciò che quella stagione ha significato — e di ciò che, rimasto incompiuto, continua ancora oggi a pesare.

Riferimenti: Sud e Magia (Luigi Di Gianni, 1978) – film documentario etnografico
Sacro GRA (Gianfranco Rosi, 2013) – film documentario
La bocca del lupo (Pietro Marcello, 2009) – film documentario
Searching for the Wrong-Eyed Jesus (Andrew Douglas, 2003) – documentario musicale
Cristo si è fermato a Eboli (Carlo Levi, 1945) – romanzo
Arbeit macht frei (Area, 1973) – album
Darwin! (Banco del Mutuo Soccorso, 1972) – album
Storia di un minuto (PFM, 1972) – album
Palepoli (Osanna, 1973) — album